22 Gennaio 2026

Giganti dell’acqua: acquedotti romani a S. Vittorino

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Gruppo Escursionismo

Giganti dell’acqua: acquedotti romani a S. Vittorino

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NOTA: le iscrizioni all’escursione sono state chiuse.

Escursione piuttosto avventurosa, caratterizzata in parte da ambienti di forra, con la classica vegetazione lussureggiante e le ripide discese per raggiungere il fondo dei fossi, dove bisognerà prestare particolare attenzione, visto anche il periodo piovoso/invernale, e tenere un passo sicuro. 

Inizieremo la nostra passeggiata, presso il parcheggio dell’Agriturismo Il Torrino dei Gelsi, che ci ha concesso gentilmente questa facoltà, per poi dirigersi verso nord sulla Via Faustiana, la attraverseremo trovando sul lato opposto il primo segnale del percorso di oggi: Anello dei Giganti dell’Acqua AG1, voluto dall’Associazione ALP (Alleanza Prenestina). 

Seguiremo una pista in parte cementata, scorgendo sulla destra il cono sul quale sorge il paese di Sant’Angelo Romano, giunti ad un bivio, prenderemo il sentiero a destra indicato dai classici segni C.A.I. bianco/rossi, giunti all’imbocco del mastodontico Ponte Sant’Antonio, per ragioni di sicurezza, anziché transitarvi sopra, seguiremo il sentiero che scende a destra portandoci proprio sotto il ponte! 

Questa discesa, che mano a mano diventa sempre più ripida ed insidiosa con il fondo bagnato, va affrontata con i bastoncini, obbligatori, fino al raggiungimento del Fosso dell’Acqua Raminga. 

Giunti alla base della mega struttura, nonostante i danni del tempo, si rimane basiti per la grandezza dell’opera! 

Il nome di quest’opera pare sia dovuto ad una cappellina dedicata all’omonimo Santo, anticamente collocata nei pressi del ponte oggi scomparsa; questo è uno dei ponti più belli dell’Acquedotto romano Anio Novus con provenienza delle acque dalla Valle dell’Aniene, iniziato dall’Imperatore Caligola nel 38 d.C. e terminato da Claudio nel 52 d.C.; è una struttura colossale lunga 120 metri ed alta 32. 

Terminata la visita sotto le arcate, si risale per lo stesso sentiero, ritornando alla pista precedentemente lasciata e si prosegue fra begli uliveti, scorgendo dinanzi i Colli Albani fra i quali si staglia il paese di Rocca Priora, in direzione della Torre dell’Acqua Raminga. 

Per accedervi passeremo sopra un Orrido di Forra abbastanza impressionante, ma privo di qualsiasi rischio. 

La Torre, del XII secolo, alta circa 20 metri è in parte crollata verticalmente e costituiva insieme al castello annesso ed una chiesa oggi trasformata in casale, un baluardo a difesa dagli attacchi dei barbari. 

Continueremo a seguire le frecce AG1, fino ad imboccare una pista sterrata in piano dalla quale apparirà all’improvviso il secondo gigante della giornata: il Ponte della Mola. 

Questo ponte fa parte sempre dell’Acquedotto Anio Vetus, il più antico dei 4 acquedotti aniensi, fatto costruire dall’Imperatore Adriano nel I secolo d.C.; in origine era lungo 155 metri con 22 archi e rispetto al pelo dell’acqua era alto 24 metri, ma nel 1965, causa la mancata manutenzione, crollò la parte centrale! 

Attraversando il Fosso Saviano, è possibile raggiungere l’antica mola situata proprio dentro il monumento! 

Terminata l’esperienza, passeremo sotto un’arcata del ponte, continuando a seguire il nostro sentiero segnato, giunti alla successiva freccia, svolteremo a destra alla scoperta della terza chicca di oggi: il terzo Ponte San Pietro. 

Stavolta saremo molto più fortunati perché potremo passare sopra il ponte che versa in condizioni migliori di quello di Sant’Antonio, così da provare l’ebrezza di “Camminare sulla Storia”. 

Il Ponte San Pietro, costruito nel 146 a.C. dal Prefetto Marcio RE, fa parte dell’Acquedotto dell’Acqua Marcia e la sua particolarità sta nel fatto che la struttura è costituita da un’unica arcata larga ben 16 metri!! 

Grazie alla mia curiosità ed instancabile desiderio esplorativo, ho scoperto una bella grotta che probabilmente in pochi oggi conoscono, visto che l’accesso risulta abbastanza celato e che raggiungeremo una volta attraversato il ponte, salendo un antico sentiero. 

La grotta, profonda una ventina di metri, necessita per l’esplorazione di luci frontali (ognuno porti la propria) per essere apprezzata al meglio e cogliere i luccichii sulle pareti, che la fanno brillare come uno scrigno prezioso. 

Una volta ritornati sul ponte, lo attraverseremo una seconda volta, dopo di che scenderemo per una pista a sinistra giungendovi sotto, per ammirare sia la struttura che la grande arcata. 

Nei pressi, come di norma, si trovano anche qui i resti di un’antica mola; una volta ammirata l’opera con il naso all’insù, ritorneremo per la terza volta all’imbocco del ponte, per proseguire stravolta lungo il Fosso Saviano, verso la bella Cascata di San Pietro, che se saremo fortunati e porterà acqua, sarà sicuramente spettacolare! 

Seguendo i bollini blu e facendo qualche guado, ma senza bagnarci i piedi, in un ambiente affascinante, tipico delle forre laziali, troveremo la cascata alla nostra destra: speriamo di sentirne il rumore a distanza!!!! 

La cascata, alta circa 10/15 metri, per i meno esperti, si può ammirare anche da sotto senza alcun rischio, ma per i più avventurosi e temerari, sarà possibile riuscire ad arrivare perfino sopra, ma questo comporta il passaggio su un sentiero esposto e l’arrampicata su una paretina verde con appigli resi viscidi dai muschi, che dà accesso ad una piccola galleria di circa 3 metri, superata la quale, si arriverà proprio sopra il salto!  

Per fare questa esperienza sono necessarie abilità alpinistiche, chi non le possiede aspetterà sotto. 

In realtà, seguendo il fosso oltre il colmo della cascata, a circa 500 metri, si trova il Ponte del Diavolo, ma raggiungerlo è diventata “un’impresa cinghialesca”, da quando hanno ceduto il bosco, lasciando tutte le ramaglie a terra. 

Torneremo perciò indietro fino all’incrocio dove avevamo lasciato l’ultima freccia, prendendo a destra un’antica via scavata nel tufo, che una volta giunti a livello delle vigne ed uliveti posti a sinistra e destra, ci permetterà di avere una bella vista su: Castel San Pietro Romano, Colli Albani, Guadagnolo e Casape. 

Faremo una breve deviazione a sinistra passando davanti alla Chiesa di San Filippo e la successiva Masseria Lauri, imponente edificio abbandonato, testimone di antica vita contadina. 

Proseguendo, imboccheremo a sinistra un bellissimo viale costellato di ulivi che ci porterà comodamente al Torrino dei Gelsi. 

Piccola precisazione: la zona dei Prenestini/San Vittorino/Gallicano nel Lazio è ricchissima di molti Ponti Romani legati agli Acquedotti, oggi ovviamente non è possibile vederli tutti, ma per via della vicinanza con gli altri siti già visitati, ho ritenuto aggiungerne un altro che non vi deluderà sicuramente! 

L’avventura non finisce certo qui, ritornati alle auto, faremo un breve spostamento, passando sotto il Ponte Neola, in direzione del borgo di San Vittorino, con il suo Castello del X secolo e più precisamente parcheggeremo all’interno del Santuario della Madonna di Fatima, caratterizzato da una grande “tenda” in cemento opera dell’architetto Monardo che è ben visibile anche dall’autostrada A24.  

Realizzata nel 1979 la chiesa all’interno presenta una lunga fila di vetri policromi che illuminano in modo caratteristico l’abside. 

Per chi vuole, alla fine dell’escursione, sarà possibile visitare la struttura religiosa. 

Lasciate le auto, ci incammineremo su una pista che dapprima costeggia la ringhiera del Santuario per poi passare per mezzo di un cavalcavia sopra la A24, proseguendo dritti, si raggiunge un sentierino che in discesa, ci condurrà alla Forra del Fosso di Ponte Terra, dove in fase di discesa, occorrerà fare molta attenzione per non scivolare. 

Giunti alla base, con le scarpe a mollo nell’acqua bassa, si manifesta davanti a noi una grande apertura rettangolare dove faremo ingresso muniti di apposite luci frontali. 

Una volta imboccato il Ponte Terra, l’emozione vi assalirà perché entrerete in una galleria scolpita dall’uomo, camminando nell’acqua verso la luce. 

Quando tutto sembrerà finito uscendo dalla galleria, inaspettatamente, ne inizierà subito un’altra e sembrerà di entrare di nuovo nelle viscere della Terra esplorando l’ignoto. 

Usciti dal secondo tunnel, sarebbe interessante proseguire nell’alveo dell’alta forra, ma il tempo è tiranno e si deve tornare indietro; io la feci con un percorso molto avventuroso che alla fine ti porta in una proprietà privata (Tenuta Regina Zenobia) situata sopra la rupe, prima di salire, alla fine della forra, ci si trova davanti un altro ponte antico: il Ponte Placido, ma questa è un’altra storia! 

NOTA: MASSIMO 25 PARTECIPANTI

Additional Details

Difficoltà - E/EE

Luogo di ritrovo - Parcheggio Orvieto Scalo ex Coscetta

Orario di ritrovo - 7:00

Mezzo - Auto proprie

Tempo - 6 ore circa

Distanza - 12 Km circa

Dislivello salita - +620 mt

Dislivello discesa - -620 mt

Pranzo - Al sacco

Giro ad anello -

Direttori di escursione - Stefano Baccherini - 3494947132, Toni Picchiame 3313733428

Dotazioni richieste - Scarponi da trekking, Bastoncini, Torcia e/o frontale

Non soci CAI - no

Animali - Non ammessi

Preparazione fisica - Adatto a tutti i soci ben allenati ed abituati a percorrere sentieri sconnessi e scivolosi, sia in salita che in discesa anche in considerazione del chilometraggio abbinato al dislivello riportato, ove ognuno potrà regolarsi in base alle proprie caratteristiche ed eventuali problematiche fisiche.

 

Data e ora

08-02-2026 07:00 -
08-02-2026 16:00
 

Data di fine Iscrizione

06-02-2026
 

Location

 

Tipologie di evento

 

Categoria dell'evento

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